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Amalfi, giudice conferma licenziamento parcheggiatori infedeli

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Il Tribunale di Salerno, sezione del Lavoro, ha rigettato i ricorsi riuniti di cinque dei sei parcheggiatori amalfitani, dipendenti della municipalizzata Amalfi Mobilità, licenziati febbraio 2021.

Con sentenza del 7 giugno scorso il giudice del lavoro Francesca D’Antonio, nei limiti della fase sommaria, ha confermato il licenziamento non accogliendo i motivi dell’impugnazione, ponendo a fondamento della propria decisione le risultanze investigative dell’indagine penale.

I ricorrenti, nell’impugnazione del licenziamento, chiedevano di accertare la illegittimità del licenziamento, facendo rilevare l’inutilizzabilità delle riproduzioni e registrazioni di immagini delle telecamere di video sorveglianza con conseguente insussistenza dei fatti addebitati e contestati; la genericità della contestazione disciplinare; la violazione del principio di tempestività della contestazione disciplinare.

I dipendenti erano stati sospesi dal lavoro per effetto della misura cautelare di sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio disposta dal Gip del tribunale di Salerno Alfonso Scermino nel settembre 2020, avendo cagionato alle casse comunali un danno di circa 10mila euro. A incastrarli le telecamere a circuito chiuso del parcheggio dopo accurate indagini della Compagnia dei carabinieri di Amalfi.

Gli indagati sono successivamente finiti a processo per associazione a delinquere e peculato.

I FATTI

L’indagine dei carabinieri della Compagnia di Amalfi era partita nel luglio del 2019 su denuncia dell’amministratore di Amalfi Mobilità, Antonio Vuolo che aveva rilevato, attraverso le immagini del sistema di videosorveglianza, irregolarità nelle operazioni di pagamenti con riscossione diretta del danaro da parte del personale anziché attraverso le casse automatiche.

L’operazione, denominata “Berma Parking”, in ragione del nome del parcheggio oggetto d’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Salerno, aveva visto, nell’ottobre del 2019, mirati servizi di osservazione e pedinamento condotti dai militari diretti dal capitano Umberto D’Angelantonio.

I carabinieri verificarono personalmente le condotte poste in essere dai sei parcheggiatori: grazie anche all’acquisizione di alcune telecamere di videosorveglianza, fu possibile accertare che gli indagati, in oltre 300 episodi riscontrati in soli tre mesi di osservazione, dopo aver verificato, mediante l’apparecchio elettronico che conteggia il tempo effettivo di sosta, si facevano consegnare la somma dovuta per il parcheggio dai numerosi turisti che avevano usufruito del servizio e, invece di inserire il dovuto nell’apposita cassa continua, intascavano banconote e monete, restituendo agli avventori un chip coin “scarico”, che apriva la sbarra posta all’uscita del parcheggio.

In altre circostanze, invece, gli operatori invitavano gli utenti ad attendere in auto nell’area di uscita dal parcheggio, riscuotendo direttamente il denaro previsto per la sosta e consentendo l’uscita delle vetture con l’attivazione manuale della sbarra, mediante l’apposito pulsante di emergenza, bypassando così l’utilizzo della cassa automatica.

Il 14 ottobre 2020 i militari dell’Arma trassero in arresto un altro dipendente della municipalizzata di 65 anni, per i medesimi fatti, colto nella flagranza del reato di farsi consegnare da alcuni malcapitati viaggiatori, chiaramente ignari di quanto stesse accadendo, la somma di danaro per il pagamento del parcheggio, ricevendo in cambio (anche in quel caso) un chip coin, preventivamente scaricato, per uscire con la loro vettura.

Per comprovare le condotte criminose, i turisti, lasciata l’area di sosta, venivano invitati in caserma dai Carabinieri per riferire nel merito, dove hanno confermato per filo e per segno quanto loro accaduto.

Visti gli elementi raccolti, univoci e fortemente concordanti, nell’arco dei mesi in cui si è svolta l’indagine, supportata anche da attività tecniche di intercettazione telefonica, il Gip Alfonso Scermino del Tribunale di Salerno stabilì nei confronti degli indagati – che hanno cagionato alle casse comunali un danno di circa 10mila euro – la misura della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio o servizio per dodici mesi, riqualificando il peculato originariamente contestato nella fattispecie di truffa aggravata. Il Tribunale del Riesame chiamato a valutare la legittimità della misura cautelare applicata, ridusse la durata dell’interdizione a 8 e 6 mesi, a seconda del numero degli episodi contestati agli indagati, confermando la riqualificazione del fatto in truffa aggravata operata dal Gip e dichiarando l’inutilizzabilità delle intercettazioni in quanto autorizzate, ai fini dell’applicazione del titolo cautelare, al di fuori dei limiti consentiti della legge.

Concluse le indagini, il Pubblico ministero Roberto Penna – all’epoca dei fatti contestati sostituto procuratore a Salerno – formulò richiesta di rinvio a giudizio confermando l’ipotesi accusatoria originaria, cioè l’associazione a delinquere e peculato. All’esito dell’udienza preliminare il Gup Gerardina Romaniello ha rinviato tutti a giudizio con le medesime contestazioni.

L’ultima udienza davanti alla seconda sezione del Tribunale di Salerno si è celebrata lo scorso 31 maggio con conferimento dell’incarico al perito per la trascrizione delle intercettazioni. Il dibattimento proseguirà il prossimo 11 ottobre: saranno ascoltati il perito e come teste della pubblica accusa l’amministratore di Amalfi Mobilità.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Felice Lentini, Giovanni Torre, Francesco Gargano e Catello Di Capua.

Comune di Amalfi e Amalfi Mobilità, costituitisi parte civile, sono assistiti all’avvocato Giuseppe Della Monica.

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