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Amalfi rischia di calpestare le sue tradizioni di fede. L’allarme di Don Luigi Colavolpe

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Ad Amalfi si sta rischiando di calpestare le più antiche tradizioni di fede. A denunciarlo, attraverso una lettera pubblica indirizzata all’arcivescovo Orazio Soricelli e al sindaco Daniele Milano, è don Luigi Colavolpe, canonico della Cattedrale di Amalfi ed economo diocesano.

Con disappunto misto a dispiacere, il sacerdote amalfitano, nel cui ministero si condensa la storia della chiesa locale, lancia l’allarme dopo l’indifferenza e il caos che hanno fatto da contorno alla processione del Venerdì Santo.

Un momento che ha sempre conosciuto la partecipazione emotiva dell’intera città e dei suoi ospiti in un silenzio surreale al passaggio del Cristo morto. Quest’anno si è percepita tutt’altra atmosfera: Don Luigi teme che lo stesso possa verificarsi durante la processione del Corpus Domini e di Sant’Andrea.

Segue testo integrale della lettera a beneficio della completezza d’informazione.

Don Luigi Colavolpe

Vi chiedo scusa, se rendo pubblica questa lettera, con l’intento di attirare l’attenzione su un problema su cui è giusto responsabilizzare  la coscienza popolare.

Come sacerdote e come amalfitano non posso restare insensibile dinanzi al ”profondo malessere” che, in occasione della Processione del Venerdì Santo ha investito un giovane, figlio di amalfitani, perché “all’uscita del Cristo dalla Cattedrale” ha dovuto assistere a “uno scempio”: “si sono visti ristoranti aperti, un popolo a degustare cuoppi di alici e pizze, seduti al tavolo, centinaia di telefonini a riprendere, mentre povere anziane fedeli tentavano di dire: abbiate rispetto almeno stasera”.

E’ stato “un disastro” – ha concluso – “stiamo distruggendo la storia culturale di una città millenaria” e “spero che prima o poi lo si fermi”.

Per la verità, ciò che è stato coraggiosamente denunciato in occasione del Venerdì Santo, da alcuni anni, è diventato per me un motivo di grande sofferenza, perché la degenerazione di alcuni comportamenti in occasione delle Processioni sta ormai assumendo il carattere di una ostentata dissacrazione, che ci deve preoccupare, perché finirà col diseducare anche le nuove generazioni..

“Il malessere” del giovane amalfitano si rinnoverà – spero non solamente in me – in occasione della prossima Processione del Corpus Domini e dello “spettacolo” del prossimo 27 giugno.

Penso che dobbiamo riconoscere le ragioni di chi teme che con la nostra acquiescenza stiamo distruggendo “la storia culturale della nostra città”.

Urge fare una scelta, perché non è possibile “mettere insieme il demonio e l’acqua santa”: il sacro non può essere esposto al ludibrio, né usato per lo spettacolo, seppure inconsapevolmente.

Mons. Marini era inflessibile nel difendere “La sacralità” delle processioni, che nello spirito della Liturgia sono “supplicazioni solenni destinate ad eccitare la pietà dei fedeli e a implorare il divino aiuto (Can. 1290), per cui aveva ritenuto suo dovere  “spogliarle da  ogni forma di oscuro fanatismo”, per “ricondurle alla serietà della S. Liturgia” (Can. 1295). In tal modo, potette affermare che con lui “Le dimostrazioni pubbliche di pietà cattolica” avevano assunto “la nativa dignità e il decoro con edificazione dei cittadini e dei  forestieri” (Decreto del 17 agosto 1944, rivista ecclesiastica amalfitana).

Mi domando, perciò, se, per salvare la nostra “storia culturale”, con le nostre ”pubbliche dimostrazioni” non sia più giusto “edificare cittadini e forestieri”, anziché continuare ad offrire spettacoli poco edificanti.

Spero che questo “sassolino” buttato nella palude, ci possa aiutare a porre almeno un freno a ” questo disastro” anche con decisioni dolorose, ma necessarie.

Don Luigi Colavolpe

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