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“Atrani jet set, il paese che non c’è”: dopo un mese cittadini stanchi del set cinematografico

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Il set cinematografico di “The Equalizer 3” concentrato ad Atrani, ha regalato, sì, visibilità al piccolo borgo della Costiera Amalfitana, ma anche numerosi disagi per la popolazione residente.

Dopo un mese esatto dalla chiusura di tutti i locali del borgo per consentire la realizzazione della terza saga del film con protagonista Denzel Washington, e a circa trenta giorni dal termine delle riprese, con un manifesto pubblico il sindaco di Atrani, Luciano De Rosa Laderchi, ha scritto alla cittadinanza ammettendo i disagi arrecati dall’”invasione” degli addetti ai lavori ma al tempo stesso evidenzia i benefici che questa nuova produzione ha regalato e potrà regalare al paese. Un appello alla già collaudata pazienza dei suoi concittadini che sembra non tenere più. Nei sessanta giorni in cui qui tutto è a uso esclusivo della produzione, cospicue somme di danaro sono piovute su Atrani (che nel film sarà Altamonte, nome di fantasia), sia per le attività private chiuse anzitempo, sia per la concessione delle aree pubbliche da parte del Comune. Alle casse comunali sembra essere stata assicurata una somma che sia aggira sui 95mila euro, poco meno di quanto la produzione ha garantito al Comune di Maiori per la sola occupazione del Porto Turistico come base operativa (con tre settimane in meno rispetto ad Atrani).

Dopo le precedenti rimostranze alla nostra redazione giornalistica, arriva un nuova contestazione da parte del gruppo facebook “Atrani Nostra” con una nota inviataci da Rosario Dipino dal titolo “Atrani jet set, il paese che non c’è” che pubblichiamo integralmente di seguito per dare voce a una buona parte del popolo atranese che dimostra di non avere l’anello al naso e non piegarsi alle logiche commerciali e speculative ma di rivendicare i propri diritti, i propri spazi, la propria libertà, contestando l’ultima comunicazione del Sindaco. Come se il paese (inteso come dimensione) non esistesse oramai più a causa dell’”occupazione”. Segue testo.

Atrani jet set, il paese che non c’è

È veramente singolare il comunicato di qualche giorno fa emesso dal Comune di Atrani, firmato dal Sindaco e dall’Amministrazione Comunale, sulle riprese cinematografiche di questi giorni (The Equalizer 3) dopo il silenzio ininterrotto di questa estate senza alcuna comunicazione o avviso ufficiale, quando il paese si è ritrovato, nell’arco di una notte (tra domenica 18 e lunedì 19 settembre) con la chiusura della quasi totalità dei locali in piazza e dal 10 ottobre (data dell’inizio riprese) con la “chiusura” completa del paese. L’operazione viva si protrae per 44/46 giorni preceduti da altri 21 dedicati alla preparazione.

Il nostro piccolo centro diventa così “teatro” di jet set tra Cinecittà Roma e Hollywood USA da circa 30 giorni (e lo sarà sino al 23/25 novembre). Alla luce dei fatti “comunità & paese” sono stravolti dall’organizzazione e importanza che tutto questo comporta: centinaia di operatori e lavoratori del cinema, attori e dirigenti con auto proprie e decine di navette NCC al seguito, camion e attrezzature per logistica, catering, spazi riservati, spazi sotto tutela per le riprese (piazza, corso principale dei Dogi, località demaniale ‘a Lagno, “stradone”) con chiusura di tutti i vicoli di accesso. Tutto questo con un evidente impatto nei confronti della comunità dei cittadini atranesi e dell’intero paese, luogo fisico. Molti anziani, addirittura, non si vedono più in paese in quanto costretti a giri “folli”. Il nostro è un centro delicato e fragile di per sé con una propria identità. È il più piccolo paese per estensione territoriale d’Italia, tutto in 0,12 kmq (ISTAT superficie dei Comuni, Censimento 2011). L’abitato si sviluppa in alto, a destra e sinistra del torrente Dragone, in un reticolo di architettura mediterranea per vicoli e scale. Atrani è Patrimonio UNESCO. Quindi ogni evento iniziativa in genere, comprese le riprese cinematografiche, andrebbe valutato bene nei confronti del profilo particolare di paese e l’Amministrazione pubblica, trattandosi di un evento che riguarda la totalità degli abitanti, avrebbe dovuto decidere coinvolgendo i suoi cittadini, non arrogandosi in proprio la scelta.

I cittadini andavano, perciò, informati e ascoltati per poi decidere con una valutazione ponderata. Invece gli Amministratori comunali hanno deciso al chiuso delle proprie stanze, contrattando il compenso per l’uso degli spazi pubblici. Sono intervenuti, giustamente, anche gli operatori commerciali (ristoranti e bar) gli operatori turistici delle strutture ricettive della piazza e dei luoghi di ripresa (B&B), la squadra di manutenzione locale “tuttofare” e le comparse prescelte di Atrani, tutti compensati con contratti privati. Il Comune che avrebbe dovuto valutare e tutelare, dall’altra, il paese nella sua interezza (oltre la ragione dell’interesse tra i privati) è venuto meno. I nostri Amministratori sono rimasti in “silenzio” convinti, probabilmente, che tutto riguardasse solo i rapporti tra i privati e l’organizzazione senza il paese “che tanto sta lì a guardare” e tutto si risolvesse così sul mercato privato, in una libera contrattazione.. Forse per un evento simile (cioè eccezionale) andrebbe previsto l’istituto del Referendum popolare modificando eventualmente il Regolamento comunale in caso di mancanza, in quanto il Paese è di tutti ma anche per rafforzare o giustificare l’evento – operazione in caso di “assenso”.

Non possiamo infine non pronunciarci sull’estate anche perché è collegata strettamente all’evento in corso. In questa stagione siamo entrati, con tutta probabilità (ci riserviamo di analizzare i dati di incoming) in “Overtourism”; cioè Atrani dal punto di vista turistico ha lavorato ai limiti delle sue possibilità (delle strutture ricettive) e il turismo stanziale in ingresso (arrivi e presenze) più quello escursionistico ( balneazione – ristoranti e visite giornaliere) ha messo in crisi i servizi fondamentali come raccolta N.U. e pulizia generale del paese oltreché sommarsi alle carenze strutturali già evidenti (spazi e viabilità, decoro, accoglienza turistica, sviluppo non regolato, collegamenti su SS163) e originato una situazione di sovraffollamento generale dei luoghi con perdita della qualità di vita sia per i residenti che per i turisti soggiornanti. Si pone una domanda importante e vitale per il nostro centro: quale Turismo per Quale economia dei luoghi?

Rispetto a questo, ancora di più, ogni evento andrebbe valutato in modo accorto e studiato nei minimi particolari, con riguardo all’impatto sul paese e sugli abitanti ma anche sull’economia dei luoghi; alla fine scopriremmo che solo alcuni eventi si possono fare, altri si possono fare studiandoli bene, altri ancora non si possono fare, al di là dei grandi nomi e dell’immaginario che essi richiamano.

Oggi, che le grandi mete turistiche mondiali sono tutte interessate da “Overtourism”, i soggetti più previdenti stanno già facendo azioni di de-marketing (cioè di decrescita) elevando sempre di più la qualità dell’offerta e quella generale dei luoghi e quindi riducendo il turismo escursionistico della durata di poche ore, limitando l’incoming in relazione alle reali possibilità ricettive del territorio città/paese, senza sovraccarichi.

Può essere utile, in questa direzione, l’analisi, il confronto e la valutazione preventiva di ogni evento per ponderarne la sua reale fattibilità.

Ci riserviamo comunque l’iniziativa che proporremo alla comunità di Atrani e al Comune a tempo debito, a riprese completate.

Per ora auguriamo buon lavoro agli atranesi impegnati nella produzione e a noi Tutti un Buon paese!!!

A cura del Gruppo Facebook

Atrani Nostra

redazione
http://www.quotidianocostiera.it
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