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Atrani, redatto il progetto di recupero e valorizzazione della chiesa rupestre di San Michele

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Approvato dalla giunta comunale il preliminare del piano per il restauro dell’antica chiesa di San Michele Fuori le Mura. Il progetto di recupero e valorizzazione dell’antichissimo sito, che versa in condizioni sempre più precarie, passa attraverso lavori di recupero del campanile, il rifacimento degli intonaci esterni, la sostituzione degli infissi fatiscenti, il recupero della pavimentazione in coccio, la realizzazione di un impianto elettrico e di uno microfonico, con l’impiego di materiali della tradizione locale e nel pieno rispetto delle indicazioni della Carta del Restauro.

L’importanza del sito – spiega attraverso una nota il vicesindaco e assessore alla Cultura del piccolo borgo, Michele Siravoè notevole sia dal punto di vista storico-artistico, basti pensare alla sua antichissima costruzione legata alla storia della Repubblica marinara di Amalfi ed ai suoi strettissimi rapporti con l’Oriente; sia da quello identitario: la chiesetta ha custodito per secoli le salme dei nostri avi, fungendo anche da rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale.

Il nostro intento è quello di recuperare questo gioiello, che versa in condizioni di semiabbandono, alla fruizione della comunità e dei visitatori, e di valorizzarlo attraverso un più ampio percorso storico/culturale che punta a coinvolgere tutti i siti d’interesse del borgo per far sì che la memoria diventi l’antidoto più potente contro l’oblio e l’impoverimento culturale dei nostri luoghi.” 

La chiesa rupestre di San Michele Arcangelo Fuori le Mura è un gioiello nascosto e poco conosciuto, incastonato in cima al dedalo di vicoli che da piazza Umberto I si dipana fino alla strada pedonale che conduce a Ravello, passando attraverso il vicolo ad Y che, negli anni ’20, ispirò una nota opera dell’artista olandese Escher. Proseguendo si oltrepassa l’antica porta dell’Angelo, a suo tempo una sorta di dogana dove si pagava dazio per transitare. La chiesetta appare una costruzione rupestre simile alle altre cappelle votive della Costiera, con la differenza che però questa sembra nascere direttamente dalla roccia. La cappella infatti non ha pareti: perimetro e copertura sono costituiti proprio dalla cavità naturale. Solo pochi elementi inseriti nel corso dei secoli la identificano come chiesa e piccolo cimitero: il campanile, la sacrestia, un altare, una scala che porta a un altro piccolo spazio superiore sempre ricavato nella roccia e alcune piccole vasche per la raccolta dell’acqua. 

Il tutto esaltato dalla grande apertura della grotta/cappella che dona una vista panoramica sulla valle del borgo di Atrani e sul mare. Il sito rappresenta per gli atranesi anche un luogo spirituale: nel “Camposantino”, così come la chiesetta è da sempre nota agli atranesi, sono stati sepolti i loro avi fino alla costruzione dell’attuale cimitero, negli anni Trenta. Una costruzione del tutto sui generis, se si considera che la cavità inferiore era adibita a cimitero con fossa comune, per seppellire le vittime della peste del ‘600, mentre la parte superiore era dedicata a San Michele, il santo guerriero. 

La diffusione del culto dell’Arcangelo e l’intitolazione della chiesetta, secondo alcuni studiosi, è dovuta alla presenza ad Atrani di S. Saba di Collesano, uno dei più importanti religiosi orientali che, intorno all’anno Mille, soggiornò proprio ad Atrani con altri monaci e durante la sua permanenza avrebbe addirittura resuscitato un bambino, mediante l’applicazione di un olio santo.

redazione
http://www.quotidianocostiera.it
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