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Benvenuto autunno, equinozio il 23 settembre

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Con l’equinozio d’autunno, che cadrà precisamente alle 3.03 di domani, 23 settembre (ora italiana), l’estate lascerà il posto alla stagione che dà inizio al cammino verso l’inverno. Le temperature iniziano a calare ma lo spettacolo di profumi e colori tipico di questa stagione, forse la più romantica, bastano a riscaldare il cuore.

L’equinozio si verifica quando i raggi del Sole sono perpendicolari all’asse di rotazione terrestre. Per questo motivo gli equinozi non si verificano necessariamente nello stesso giorno dell’anno, dipendendo dall’inclinazione del nostro pianeta nella sua orbita intorno al Sole.

Il termine “equinozio” deriva dal latino e vuol dire “notte uguale”, riferendosi alla ripartizione della giornata in 12 ore diurne e 12 notturne che accade ogni anno solo due volte, in occasione appunto degli equinozi di primavera e d’autunno.

Questa divisione del giorno in due è correlata al fenomeno delle stagioni sulla Terra. Il pianeta ruota su un asse con un angolo di 23,5 gradi rispetto al piano orbitale; ciò significa che mentre la Terra compie la sua orbita di 365 giorni, i due emisferi sono via via più o meno inclinati rispetto alla direttrice dei caldi raggi del Sole.

Un equinozio è l’allineamento geometrico tra il Sole e la Terra, nel quale la nostra stella è posizionata esattamente sopra l’equatore terrestre. In questi giorni, sia l’emisfero settentrionale che quello meridionale ricevono grosso modo la stessa quantità di luce solare. Inoltre, gli equinozi sono gli unici giorni in cui il sole sorge esattamente a est e tramonta esattamente a Ovest.

Via via che ci avvicineremo a dicembre, l’emisfero settentrionale sarà ancora più inclinato rispetto al Sole e riceverà i suoi raggi secondo un angolo più acuto, creando ombre più lunghe e condizioni atmosferiche più fredde. A fine dicembre arriverà il solstizio d’inverno, in cui il Sole raggiungerà il suo punto più basso nel cielo di mezzogiorno.

L’equinozio coincide con il momento in cui il Sole si trova allo zenit dell’equatore della Terra, cioè esattamente sopra la testa di un osservatore che si trovi sulla linea dell’equatore. È scorretto dire, quindi, che l’equinozio sia un giorno, perché è solo l’istante in cui si verifica questo evento astronomico.

Domani, dunque, la durata del giorno eguaglierà quella della notte, ma d’ora in avanti le giornate andranno gradualmente accorciandosi, e quindi avremo meno luce a nostra disposizione. La progressiva diminuzione delle ore di luce ci accompagnerà fino al solstizio d’inverno, che sarà mercoledì 21 dicembre alle 22.47.  

L’anno dura 365 giorni, mentre la Terra impiega 365 giorni, 6 ore, 9 minuti e 6 secondi per girare intorno al Sole. Come si fa per evitare un divario più ampio e il progressivo spostamento delle stagioni? La risposta è molto facile e intuibile: entra in gioco l’anno bisestile (tornerà nel 2024) che, appunto, ha il compito di rimettere a posto le cose.

Domenica 30 ottobre il ritorno all’ora solare con le lancette indietro di un’ora.

E se siete un po’ bipolari, niente pura: attenti alla dieta, perché non sarà difficile cedere agli zuccheri.

MITI E LEGGENDE

Essendo subordinato ai ritmi della natura – con l’estate che volge al termine e l’autunno che incalza – l’equinozio d’autunno è legato da tempo immemore a tradizioni e miti arcaici. Si tratta di un passaggio climatico e stagionale carico di fascino che ha sempre esercitato forte suggestione sui popoli.

E’ possibile inoltre ravvisare un comune denominatore in questa festività ovvero il ringraziamento alla terra per i suoi doni al termine della mietitura e l’attesa del freddo. In questo periodo ad Atene si celebravano le grandi Tesmophorie, in onore di Demetra, dea del grano. Il culto pagano che omaggiava il raccolto e l’arrivo della stagione fredda si ritrova anche fra i Celti, che avevano nominato l’equinozio autunnale col nome di Mabon, giovane dio della vegetazione e dei raccolti e figlio di Modron, la Dea Madre: rapito tre notti dopo la sua nascita, imprigionato per lunghi anni fino al giorno in cui venne liberato da Re Artù e dai suoi compagni.

Il suo rapimento è l’equivalente celtico del rapimento greco di Persefone: simbolo evidente dei frutti della terra, immagazzinati in luoghi sicuri e poi sacrificati per dare la vita agli uomini. I druidi chiamavano questa ricorrenza Alban Elued, ossia “Luce dell’acqua”. L’equinozio di settembre scandiva anche il primo giorno dell’anno nel calendario repubblicano francese, in vigore dal 1793 al 1805.

Nel corso della storia i popoli hanno sempre celebrato solstizi ed equinozi, ma nessuno forse lo ha fatto in maniera più spettacolare dei Maya, che costruirono la piramide a gradoni detta El Castillo a Chichen Itza, in Messico, in modo che un serpente di luce sembrasse scivolare giù dalla scalinata durante l’equinozio d’autunno e quello di primavera.

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