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Amalfi

Cafoni sì, cafoni no

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di MIRIAM BELLA*

È bastato poco a far insorgere gli utenti social, prontamente schieratisi in fazioni pro e contro gli avventori meno civilizzati, se così si può dire, dell’Amalfi Coast.

Il dato di fatto è che nella Divina si sono recentemente registrati episodi quantomeno singolari: maggiore scalpore lo hanno riscosso i Signori che hanno eletto a spogliatoio per il cambio del costume da bagno il piazzale di un centralissimo parcheggio a Maiori, ma come dimenticare il gentiluomo addormentato su un’aiuola della stessa cittadina?

Nella vicina Ravello, a dimostrazione che certe cose prescindono dal conto in banca, si è fatto notare il possessore di una Ferrari, che ha ben pensato di parcheggiarla su un posto riservato ai diversamente abili; sempre nella Città della Musica non sono pochi i turisti internazionali che nottetempo svuotano le vesciche alcoliche là dove capita, ma mai in una toilette.

Ebbene, di chi è la colpa?

Se facciamo un giro sulle piattaforme sociali, scopriremo che:

  • per la maggioranza, la colpa è della Polizia Municipale, che dovrebbe controllare e fare rispettare il pubblico decoro (mentre nel frattempo dirige il traffico, multa le auto in doppia fila, risponde alle telefonate in sede, gestisce eventuali sinistri, notifica verbali, litiga con qualcuno che contesta una sanzione, trasforma l’acqua in vino e, quando ha tempo, fa anche una pipì);
  • un’altra parte, meno consistente, ritiene che il problema sia la scarsa selezione all’ingresso, perché in fondo la Costiera è come il Billionaire. Insomma, per come l’ho capita, per certa gente le persone bene abbienti sarebbero esenti da comportamenti sconvenienti. Ora resta il dubbio sul tipo che ha parcheggiato la Ferrari…
  • per quella che secondo una personale statistica è la minoranza, infine, la colpa non esiste. Non c’è nulla di male ad abbassarsi le mutande in centro, niente di strano a girare nudi su un lungomare, la pipì quando scappa scappa. Decoro? Siamo nel 2022, assurdo che ancora ci si scandalizzi.

Che la Costa d’Amalfi viva di turismo non è, dunque, un mistero e l’accoglienza è, o dovrebbe, essere parte del DNA di noi fortunati costaioli. Quanto sopra esposto, però, è l’evidenza che un problema c’è e che noi non siamo in grado, a oggi, né di gestirlo né di risolverlo né, talvolta, di riconoscerlo.

Invocare il turismo d’elite servirà a poco, così come lo scaricabarile. Occorrerebbe, piuttosto, lavorare sul rapporto ospite-ospitante, come in una relazione a due, dove se migliora uno, migliora pure l’altro, in uno scambio equo di rispetto e responsabilità. Dove non c’è chi crede di essere migliore (es. “Io ti porto i soldi” oppure “Ecco il turista da spennare”), ma ciascuno riconosce all’altro il valore che gli spetta, senza approfittarne.

*giornalista

redazione
http://www.quotidianocostiera.it
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