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La battaglia del Meazza

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di GIUSEPPE GARGANO

Stamattina il cielo di Milano, coronando le guglie della Madonnina, spiccava per un azzurro intenso, quell’azzurro che rende bello il cielo di Lombardia “quand’è bello”. Scrive Manzoni che il principe di Condé la notte prima della vittoriosa battaglia di Roccroi avesse dormito profondamente, sicuro di sé, dopo che aveva impartito gli ultimi ordini ai suoi ufficiali e completato le strategie belliche. Allo stesso modo l’allenatore Spalletti stava tranquillo nella dolce serata milanese, seppur prigioniero tra i vetri del Meazza. E proprio nello stadio intitolato alla grande mezzala degli anni ’30, che indossò entrambe le casacche delle rivali Ambrosiana Inter e Milan, stava per accadere un evento destinato ad essere vergato nell’albo d’oro del calcio: gli azzurri del Napoli e i rossoneri del Milan erano pronti a darsi cavalleresca battaglia, in un agone che oggi appare sempre più una rarità. Sembrava esser tornato il calcio delle origini, quando il centravanti partenopeo Sallustri veniva ingaggiato soltanto per un’autovettura. Erano di fronte schierati il 4-2-3-1 di Pioli e il 4-3-3 di Spalletti, due scuole calcistiche moderne di alta qualità. “Bergamo Azzurra”, così recitava uno striscione circondato da bandiere e gagliardetti nella curva napoletana; un po’ di Sud primeggiava nel Nord delle squadre blasonate. Il diavolo con il forchettone in resta e le corna nella posizione del toro caricava a tutto spiano il ciuccio, che, fingendo di indietreggiare, replicava poi con ben misurati colpi degli zoccoli. Il piccoletto lusitano faceva la partita lungo la fascia sinistra, difendendo e proponendo e proprio una sua proposizione finiva a impattare la testa del Cholito, il quale, sull’onda del riscatto personale, batteva inesorabilmente uno dei portieri più forti del momento.

Dall’altra porta Meret compiva miracoli, quadagnandosi la palma di uno tra i migliori della partita. L’assedio milanista al fortino azzurro somigliava all’attacco pisano alla fortificazione di Fratte di Ravello e, come in quello storico caso, non riusciva ad espugnarlo, colpendolo soltanto momentaneamente con il tocco a volo di un veterano centravanti, il francese Giroud, ancora una volta sull’imbeccata di un terzino fluidificante sinistro. Un nome difficile da pronunciare, Kvaratskhelia, infiammava i cuori dei tifosi: ambidestro, dal dribbling micidiale, serpeggiante come una sinusoide trigonometrica, creava scompiglio nella difesa rossonera, fino a farsi calpestare dal povero malcapitato terzino destro appena entrato nella tenzone. Si era ancora sullo zero a zero: calcio di rigore, tira un sinistro. Meno male che nell’esecuzione di Politano la botta è stata rasoterra e la palla è passata sotto la pancia di Maignan! Quello è stato l’incipit, il seguito un autentico arrembaggio rossonero intervallato da rapide incursioni azzurre. I motorini Anguissa e Lobotka senza posa per 90 minuti hanno interrotto molteplici azioni avversarie e hanno nel contempo tessuto le risposte opportune napoletane.

Al triplice fischio dell’arbitro i canti dei tifosi partenopei riecheggiavano per tutta S. Siro: “Forza Napoli” e “’O surdato ‘nnammurato” ci hanno fatto sentire la pelle d’oca. Onore delle armi ai calciatori del Milan di Pioli, che si sono battuti con coraggio e determinazione, da veri campioni in carica! Alla festa azzurra “Azzurro Quotidiano” non poteva mancare.     

redazione
http://www.quotidianocostiera.it
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