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La rivolta di Amalfi. Un “racconto filosofico” di Theodor Herzl (1860 – 1904), fondatore del sionismo

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di OLIMPIA GARGANO

When he was a young journalist at the beginning of his career, the founder of Zionism Theodor Herzl spent a few weeks in Amalfi, where he set two stories which he sent to the Viennese newspapers. Here we illustrate the plot of one of them, Der Aufruhr von Amalfi(“The Amalfi revolt”), a social experiment on the behavior of the crowd, and at the same time a reflection on the hypocrisy of bourgeois society.

Cos’hanno in comune la ricerca letteraria e l’archeologia? Tutt’e due seguono le tracce di segni e testimonianze di popoli e civiltà del mondo. Se l’archeologo esplora il sottosuolo per trarne frammenti materiali che pazientemente ricomposti formano utensili, strumenti di vita quotidiana o vere e proprie opere d’arte, chi invece cerca fra le pagine scritte segue sentieri di parole che creano ponti fra terre e culture apparentemente distanti fra loro.

È un po’ quel che succede nel racconto di oggi, che ci porta a scoprire il “periodo amalfitano” del giornalista, scrittore e attivista politico ungherese Theodor Herzl. Nato nel 1860 a Pest, Herzl è entrato nella storia come fondatore del sionismo, il movimento politico che nacque alla fine del XIX secolo con lo scopo di creare in Palestina uno Stato indipendente in cui riunire gli Ebrei sparsi nel mondo.

Prima di diventare uno dei più famosi rappresentanti dell’ebraismo, Herzl fu corrispondente per i giornali austriaci, ai quali inviava vivaci scritti narrativi ambientati nei luoghi che stava visitando. Uno di questi fu appunto Amalfi, dove Herzl arrivò quando aveva 27 anni. E fu proprio durante il soggiorno amalfitano che scrisse due racconti molto amati dal pubblico di lingua tedesca, e che oggi presentiamo in questo nuovo numero della Costiera raccontata

Ritratto di Theodor Herzl; sullo sfondo, un angelo con la bandiera sionista. Nella didascalia il suo motto preferito: “Se lo vuoi davvero, non è una fiaba”. © Museum of the Jewish People 

Nato da famiglia benestante ungherese, Herzl aveva completato con successo i suoi studi in giurisprudenza all’Università di Vienna. Ma la sua vocazione letteraria continuava a interferire con la professione giuridica: la letteratura ebbe la meglio, e il giovane Theodor cominciò a scrivere racconti caratterizzati da un’acuta osservazione della società borghese e della sua ipocrisia, tratteggiata con ironia tagliente ma mai aggressiva.

Prese a viaggiare per l’Europa, inviando corrispondenze a vari giornali per i quali sperava di diventare collaboratore abituale. Nel frattempo, scriveva anche pièce teatrali: una sua commedia del 1884, intitolata Tabarin, fu messa in scena a New York.

Qualche anno dopo arrivò in Italia: visitò Venezia, Pisa, Bologna, Firenze. Roma. Da Napoli, dopo il Vesuvio, Pompei e Capri, fu la volta di Amalfi, dove ambientò ben due racconti che segnarono una svolta nella sua carriera giornalistica.

Il primo, intitolato Emmelfey, fu pubblicato il 25 aprile 1887. Fedele alla sua caratteristica di “racconto filosofico”, Emmelfey coglieva (con straordinario anticipo sui tempi!) gli aspetti più caratteristici del turismo internazionale e dei suoi rapporti con la società locale. Per avere un’idea del tono umoristico di questo racconto, proviamo a pronunciarne il titolo ad alta voce: “È-mmæl-fi”. Ecco, questo è più o meno il modo in cui suona il nome “Amalfi” nella pronuncia inglese. La scelta di intitolare in questo modo il suo racconto ci dà un indizio dell’ironia con cui Herzl dipingeva i  turisti che già in quegli anni frequentavano numerosi la Costiera. L’immediato successo di Emmelfey gli procurò una intensa seppur breve collaborazione conla Wiener Allgemeine Zeitung, lo stesso giornale che ospitò le prime poesie dello scrittore austriaco Hugo von Hofmannsthal.

Ma fu il secondo racconto, Der Aufruhr von Amalfi (La rivolta di Amalfi), che diede una svolta alla sua carriera giornalistica. Pubblicato il 4 aprile 1888, inaugurò una regolare collaborazione con il quotidiano viennese Neue Freie Presse, diventando il primo di una fortunata serie di scritti di viaggio grazie ai quali Herzl divenne il beniamino dei lettori, che non vedevano l’ora di leggere quei suoi articoli che con penna leggera trafiggevano vizi e capricci della modernità.

Per meglio comprendere lo stile dei Philosophische Erzählungen (“Racconti filosofici”), bisogna rifarsi all’omonimo “conte philosophique” francese, un genere letterario nato nel XVIII secolo che consisteva nel raccontare con sottile umorismo delle storie, generalmente inventate, che sottintendevano una critica al potere, al fanatismo religioso, a usi e costumi della società contemporanea. In pratica, era la cosiddetta “morale della favola” che in tal modo riusciva a raggiungere un pubblico molto più ampio di quello al quale si rivolgevano i testi più strettamente filosofici. L’esempio più famoso di questo genere letterario è il Candide (1759) di Voltaire, il cui protagonista, candido di nome e di fatto, osservava con fanciullesca meraviglia le ingiustizie sociali del suo tempo, prima fra tutte la schiavitù.

Il protagonista della Rivolta di Amalfi è un impresario teatrale di nome Spangelberg, che dopo aver trascorso un felice soggiorno a Napoli, dove si era inebriato non solo delle bellezze della città ma anche di Madamigella Teresina, una delle ballerine del Teatro San Carlo con la quale aveva dilapidato gran parte delle sue già scarse finanze, viene in vacanza ad Amalfi. Leggiamolo dalle sue parole:

Che anno era? … Un momento! È stato durante il mio primo o secondo viaggio in Italia? … Non ha molta importanza. Ad Amalfi… Basta, ora mi viene in mente. È successo durante il mio secondo tour italiano. Avevo portato un pianista fino a Napoli. Lì mi è sfuggito: un’anziana ma calorosa contessa si era innamorata dei suoi vezzi e lo aveva rapito. Non mi ero disperato per questo, perché avevo fatto dei pessimi affari con quel rozzo mascalzone. Tuttavia, la cosa era stata fonte di un certo imbarazzo. Avevo già venduto in anticipo un certo numero di posti per il concerto successivo e ora dovevo rimborsare i soldi. Sarei stato felice di farlo, se li avessi avuti. […] Ma poiché prevedevo che nel frattempo non mi sarei sentito a mio agio a Napoli, ho cercato un posto più tranquillo nelle vicinanze, dove avrei potuto vivere a buon mercato, e dove nessuno poteva trovarmi. Così ho deciso di andare ad Amalfi. Ci vanno solo gli stranieri, mai i napoletani…

Sulla nave che lo porta in Costiera si invaghisce di Miss Coverley, una giovane inglese dai  lineamenti purissimi e i capelli “come oro filato”, che viaggiava in compagnia dei suoi genitori e del suo promesso sposo, il capitano Hatton-Green. La comitiva prende all0ggio all’Hotel Cappuccini, dove Spangelberg dà fondo a tutta la sua esperienza di impresario teatrale per competere col suo rivale e  guadagnarsi le simpatie di Miss Coverley.

Amalfi! Questo è il paesaggio indimenticabile per me. Abbiamo fatto deliziose escursioni: salite a dorso d’ asino fino a Ravello, passeggiate a Maiori, Minori e gite in barca fino al tramonto. La signorina Mabel Coverley mi guardava  con occhi raggianti e mi disse chiaro e tondo che non si era mai divertita così tanto”.

Ogni giorno Spangelberg cerca di inventarsi qualcosa di nuovo per conquistare la sua amata, finché gli viene un’idea brillante: sparpagliare un po’ di monete in strada per creare agitazione tra la folla sparsa fra piazza Duomo e la marina.

Così una volta mi sono ripromesso di provocare una rivolta in quella bella città di Amalfi per il divertimento della signorina Coverley, al costo di soli dieci franchi. Una vera rivolta senza spargimenti di sangue, ma con le forze dell’ordine in azione, cittadini inferociti, donne ululanti, scugnizzi urlanti e sindaco pacificatore. […]

Signorina Mabel”, dissi, “fra due ore ci sarà una rivolta ad Amalfi! Si può vedere tutto dal balcone dell’hotel vicino al porto turistico”. Rise allegramente e mi chiese di non essere troppo audace. Oh, per conquistare le donne basta divertirle. Mentre scendevo i gradini di roccia dell’hotel, una rosa di un rosso brillante mi volò alle spalle. Me la premetti contro le labbra come se andassi in battaglia”.

Mettendo in scena questa rappresentazione spontanea, l’impresario dimostra di essere un vero uomo di spettacolo. Fin dai primi spiccioli sparsi per strada comincia a radunarsi un gruppetto di ragazzini, un corteo chiassoso che si infoltisce sempre più man mano che il lancio di monete diventa più consistente, finché fra la popolazione si scatena un parapiglia che le guardie comunali non riescono a controllare. Strattonato da ogni parte, Spangelberg riesce a mettersi in salvo varcando il cancello di una casa il cui proprietario, impietosito, lo fa passare da una porticina sul retro da dove riesce a tornare in albergo graffiato in volto, i vestiti a brandelli e dei bernoccoli sulla testa.

Se con questa sua trovata Spangelberg era riuscito a creare uno spettacolo itinerante, un vero e proprio “teatro di strada”, con la sua osservazione del comportamento della folla fa un esperimento sociale in linea con gli studi che cominciavano a diffondersi in quegli anni. Ricordiamo in proposito la famosa Psicologia delle folle (1895) del francese Gustave Le Bon, un saggio che spiega molte delle strategie del consenso su cui si fondarono i regimi dittatoriali del XX secolo.

Per muovere le masse”, dice Spangelberg, “bisogna capirle in senso generale. Come sapete, la moltitudine non si distingue dal singolo individuo in base al numero; la quantità non può essere spiegata con la somma dei singoli. Presi tutt’insieme, cento sciocchi morti di sonno sono imprevedibili e pericolosi come un uomo di spirito! La folla è nota per essere magnanima e maliziosa, intelligente e sciocca, temeraria e codarda – tutto nello stesso momento. Schiva con cautela un carrettino del latte e va incontro alle baionette, ride di una barzelletta e non la capisce, si commuove per una frase sentimentale ed esulta per una crudeltà. Le sfumature sono inesauribili. Ecco perché un demagogo non può prevedere più di un impresario come si evolverà il successo”.

Ma, come dicevamo poco fa, uno dei bersagli preferiti di Theodor Herzl era l’ipocrisia borghese, che viene puntualmente smascherata anche nel racconto amalfitano. Infatti, dopo che il romantico impresario ha dilapidato tutti i suoi risparmi per divertire miss Mabel, quel “raggio d’amore che si era acceso negli occhi blu” della bionda fanciulla inglese si spegne in un sorriso gelido.

Il giorno dopo, la famiglia Coverley — padre, madre, figlia e mediocre fidanzato al seguito —  lascia Amalfi di buon’ora per trasferirsi a Capri.  Rimasto senza soldi e senza l’amore che si era illuso di conquistare grazie al suo estro artistico, Spangelberg si chiede che differenza ci sia fra questi venali individui dalle apparenti buone maniere e la folla scalmanata che cercava di accaparrarsi le monete lanciate in aria.

Una decina di anni dopo, Theodor Herzl divenne il fondatore e instancabile promotore del “sogno sionista” che prefigurava la nascita del moderno Stato di Israele.

Ai giorni nostri, questo personaggio di grande forza carismatica è protagonista di una serie televisiva che andrà prossimamente in onda alla tv israeliana.

Il racconto La rivolta di Amalfi è stato pubblicato in traduzione italiana nel volume Racconti filosofici. La bella Rosalinda, a cura di Vito Pinto, M & B Publishing, 2004.

redazione
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