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Ravello e il ricordo dello storico sindaco Lorenzo Mansi: la strada di Chiunzi il suo capolavoro

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di SILVANO POLVANI*

“Il valore di un uomo si misura alla prova dei fatti” è questa una frase del poeta greco Pindaro che ben si adatta alla figura di Lorenzo Mansi, storico sindaco di Ravello.

Veniva chiamato Don Lorenzo ed ancora oggi è ricordato così: è stato sindaco di Ravello dal 1948 al 1971, commissario prefettizio negli anni 1942/1943. È nella coscienza di tutti il “sindaco storico” di Ravello, sindaco per oltre una generazione e mezzo, che nell’opinione dei compaesani tutti, s’identificava con l’Istituzione, l’Amministrazione Cittadina. Don Lorenzo non si è fermato alla cronaca: ha fatto parte, ed ancora lo è, della storia della sua città, Ravello deve molta riconoscenza all’opera di quest’uomo, al governo del paese per così tanto tempo, da imprimere sul territorio il suo progetto, la sua visione, che in una continuità a tanti apparsa infinita, ha permesso di strappare Ravello dalla condizione d’isolamento in cui si trovava.

Un toccante ricordo di Salvatore Ulisse Di Palma in Ricordi di Ravello, edizioni Elea Press, 2000: “Ci sono uomini che non muoiono. Ci sono uomini che nel tempo lasciano tracce di sé, testimonianze durature; lasciano segni tangibili del loro amore alle future generazioni. Lorenzo Mansi, sindaco di Ravello dal 1948 al 1971, ha lasciato tracce evidenti di una progressiva crescita culturale ed economica del paese. Uomo intelligente e molto volitivo, all’apparenza, duro e austero, ha operato molto, con spirito sagace e singolare intraprendenza, per il benessere della collettività. Lorenzo Mansi, un sognatore con i piedi a terra, come tanti uomini amanti della concretezza e autentici realizzatori. In un periodo difficile come quello del dopo guerra, quando gli uomini stanchi e provati da tante atrocità, stentavano a credere in un futuro migliore, Lorenzo Mansi ha saputo guardare lontano e, navigatore coraggioso ed instancabile, è riuscito a condurre la sua nave in un porto sicuro, preparando un cammino più fulgido al paese dalle tante potenzialità ancora inespresse. Egli voleva essere amico della gente umile alla quale faceva sentire il calore umano soprattutto nei momenti di dolore. Nella sua lunga stagione di sindaco seppe coltivare l’amicizia dei potenti che incontrava, Einaudi, Jacqueline Kennedy e numerosi parlamentari, al solo scopo di poter elevare Ravello verso la gloria, e farla maggiormente conoscere per quello che è: ‘Un paradiso terrestre dove fermarsi, perché no, per tutta la vita’”.

Oggi nel 53° anniversario dalla sua scomparsa voglio soffermarmi su una sua iniziativa considerata come il suo capolavoro: la Ravello-Chiunzi: la costruzione della strada è riconosciuto da tutti come la sua opera migliore.

Come ho già descritto nel volume “Don Lorenzo Mansi sindaco di Ravello” edito da Effigi nel 2019 la costruzione fu fortemente voluta dal sindaco, è la sua realizzazione maestra, quella, per la quale ha compiuto viaggi a Roma, Salerno e Napoli. Lorenzo non guidava e nei suoi spostamenti si faceva accompagnare da un autista. Per la capitale partiva a notte fonda e affrontava gli imprevisti di un viaggio che negli anni cinquanta rappresentava sempre un’incognita. Polvere e faticose salite. In quegli anni nelle strade italiane si viaggiava così. Le principali arterie di comunicazione erano quelle che Roma aveva costruito per le sue legioni. Qui il tratto dell’autostrada del Sole Roma-Napoli sarà inaugurato il 22 settembre del 1962.

L’autostrada del Sole realizzerà per il popolo del Sud l’atteso miracolo economico, rompendo penose e secolari situazioni di arretratezza e sottosviluppo,

favorendo la nascita di industrie, promuovendo e moltiplicando i traffici tanto da modificare la vita di intere regioni.

Tornando alla Chiunzi-Ravello, il Mansi sosteneva che avrebbe rappresentato il “Polmone di Ravello,” il volano dell’economia in quanto avrebbe dirottato sul paese il traffico turistico proveniente dall’Autostrada del Sole e dall’Aeroporto di Capodichino. La realizzazione della strada fu un chiodo fisso per Lorenzo Mansi, un sogno che ripresentava in ogni consiglio comunale.

Non è un caso che la notizia dell’apertura dei cantieri per la Chiunzi-Ravello l’annunciasse al suo consiglio comunale poco dopo la visita a Ravello del Presidente della Repubblica Einaudi, alla quale fecero seguito quella del Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, e quella del ministro ai Lavori pubblici Salvatore Aldisio. Il cantiere per la costruzione della strada Sella di Chiunzi-Ravello fu inaugurato nell’agosto del 1953: presenti, assieme al sindaco, l’arcivescovo di Amalfi Mons. Angelo Rossini, l’avvocato Nunziante in rappresentanza del Presidente del Consiglio Provinciale, gli onorevoli De Martino e Tesauro ed altre personalità.

I giornali dell’epoca non risparmiarono positivi commenti. “La più bella strada del mondo, venne subito definita, quella che permetterà ai numerosi turisti di visitare Ravello e ammirarne le paradisiache bellezze panoramiche, nonché i preziosi monumenti d’arte e di godere della fine ospitalità, è in procinto di essere ricostruita.” Finalmente, si sottolineava nelle cronache locali, potrà realizzarsi un progetto che risaliva a molto tempo addietro, infatti già dagli anni ’20 autorità di ogni genere se ne erano interessate. Per chi conosce la strada che dalla nazionale Pompei-Salerno, nei pressi di Angri, si dirama per salire al valico di Chiunzi, circa 600 metri di altitudine, è superfluo descriverne l’incomparabile bellezza. “Raggiunta la vetta, si è invitati a scendere di macchina dal grandioso spettacolo che offre la sottostante distesa dell’Agro Nocerino e giù fino alle montagne dell’Avellinese, da un lato, e Castellamare, Torre Annunziata e Napoli con il Vesuvio e il mare dall’altro lato. Da questo punto si innesterà il tratto per Ravello”. Una viabilità, veniva sottolineato, rimasta ferma a 60 anni prima e che solo ora, grazie, all’interessamento del dinamico sindaco di Ravello, Lorenzo Mansi, trova una soluzione.

Ravello, bellissimo centro turistico di fama internazionale dotato di numerosi alberghi e di ville celebri quali Villa Rufolo e Villa Cimbrone nonché di monumenti insigni dell’ XI-XII secolo quali il Duomo, la chiesa di San Giovanni del Toro, in quegli ultimi anni nei quali si stava sviluppando rapidamente il turismo di massa servito da veloci moderni autopullman, aveva visto invece decrescere sensibilmente l’afflusso dei suoi visitatori. La ragione principale, se non l’unica, risiedeva nel fatto che, a causa della esistente viabilità, Ravello poteva considerarsi praticamente avulsa dalle correnti di gran turismo.

A Ravello infatti, all’epoca si accedeva unicamente dalla via provinciale, lunga più di 6 km, che, dipartendosi nei pressi di Amalfi dalla strada amalfitana, muoveva nella piazza Vescovado, la quale, per giunta, era alla periferia della cittadina.

Gli automezzi di linea o di turismo che venivano da Napoli e seguivano il percorso Pagani Sella di Chiunzi-Maiori o l’altro Nocera-Cava-Vietri-Maiori dovevano dirottare per Ravello quando già erano giunti pressoché ad Amalfi, e, quel che è peggio, dovevano tornare indietro facendo la stessa strada.

Ciò, soprattutto per le carovane turistiche che di giorno facevano il giro della costiera Amalfitana e Sorrentina, determinava, per la perdita di tempo dovuta all’andirivieni, l’esclusione di Ravello dall’itinerario turistico.

Ben diversa sarebbe stata la situazione se fosse esistita una strada che dalla Sella di Chiunzi avesse portato a Ravello. Gli automezzi di linea o di turismo provenienti da Napoli giunti alla Sella di Chiunzi, anziché scendere a Maiori avrebbero potuto portarsi a Ravello e da qui scendere ad Amalfi.

Altro vantaggio, e non certo inferiore a quello dello sviluppo turistico che avrebbe apportato la nuova strada, sarebbe stato quello della valorizzazione di vasti patrimoni boschivi, allora pressoché inutilizzati per la mancanza di comunicazioni e, nel contempo, della possibilità di un più facile accesso all’altopiano del Megano, al quale si sarebbe potuti facilmente pervenire con una diramazione della nuova strada.

La spesa complessiva, determinata con sufficiente approssimazione, era di lire 182 milioni di lire. I giornali locali concludevano con un appello: “del nostro solerte sindaco” alle autorità Provinciali e Governative, per la realizzazione di questa grande opera, affinché perdurasse l’impegno fino al raggiungimento di quelle mete che i cittadini attendevano per il magnifico e sicuro avvenire della loro Ravello.

Il compianto sindaco Salvatore Sorrentino, scomparso recentemente nel maggio del 2023, che fu suo assessore e subentrante sindaco ebbe a dire: “Con la realizzazione della strada di Chiunzi, Ravello ha potuto godere di quello sviluppo che il sindaco Mansi prevedeva; Ravello, con l’opera di tutti i suoi successori, chi in un modo, chi in un altro, chi più, chi meno, ha raggiunto ormai le vette più alte dello sviluppo turistico che, una volta, si potesse immaginare”.

Un breve ricordo per documentare come pensare quanto quella intuizione abbia consentito alla comunità di Ravello di trovare una nuova identità, di trasformarsi e di recuperare il ritardo che scontava rispetto ad altre città della Costiera. Come la capacità di vedere oltre, di vedere avanti, di coltivare una strategia e una visione della città, la capacità di un sindaco di immaginare la città da lì ai futuri 30/50 anni ha rappresentato la base per una progettualità concreta.

* giornalista – scrittore

redazione
http://www.quotidianocostiera.it
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