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Ravello, quel silenzio che non mi aspettavo

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione a firma di Attila Amato, 32enne professionista di Ravello, che prende vita dall’episodio di cronaca avvenuto nella notte dello scorso Capodanno sul piazzale dell’auditorium “Niemeyer”. Lo scoppio del petardo che ferì all’occhio sua sorella spinge l’autore a considerazioni di carattere generale che investono e interrogano tutta la comunità. Segue testo.

Quello che segue vuole essere un invito alla riflessione, aperto allo scambio, ma pronto anche a sembrare un monologo.

Il 2024 si è aperto in maniera infame per me, per la mia famiglia e per Ravello in generale.

Mi preme esprimere un pensiero personale su una vicenda che a tutt’oggi è in evoluzione e che verte principalmente su due tematiche.

Non mi soffermeró eccessivamente su ciascun tema, conoscendo i gradi del calo di attenzione che ci affliggono nel 2024.

La comunità

Il giorno 1 gennaio, tra le 3 e le 4 di notte, a seguito di un’esplosione causata da un petardo incosciente, colpevole di esistere in quel contesto, in quell’ora, in una festa denominata discoteca silenziosa per la particolarità imposta del non-rumore, in virtù delle cuffie piazzate sulle teste dei partecipanti a garantire certezza di silenzio, una ragazza è rimasta ferita all’occhio sinistro in maniera permanente.

Rimango impersonale, per pigrizia.

Una stagione buia affligge Ravello nella mia mente da quell’ora, a partire da quello scoppio, e a partire da una speranza.

Non mi aspettavo il silenzio, non mi aspettavo la mancanza di assunzione di responsabilità da parte di una qualsivoglia componente della comunità, che conta meno di 2390 abitanti.

Ecco l’amarezza, che poi è vera delusione, nascere da un’aspettativa mancata.

È possibile che non sia intrinseco in ogni abitante del paese il valore di proteggere la verità dei fatti? E non parlo di interessi privati o di politica, parlo di assunzione di responsabilità.

La cosa più normale, e soprattutto la cosa più comprensibile agli occhi di chi odio non ne ha mai avuto, e la rabbia beh, quella è passata da un pezzo.

Questo è un problema sociale imponente, che meriterebbe un approfondimento che ho promesso di non fare all’inizio di questa riflessione.

Qualche settimana fa, uno sportivo, tennista, che onora la nostra nazione come mai si è visto, all’indomani della vittoria di uno dei tornei più famosi del circuito, ha ringraziato i propri genitori per l’educazione impostagli, per la libertà di azione e per la formazione generale.

Io crescendo noto quanto sia difficile essere genitori, per questo giorno dopo giorno ringrazio di essere stato così fortunato da averne due che tutto sommato rientrano nella descrizione di quel tennista.

Credo sia molto importante pensarlo, e credo che ricevere una buona educazione, anche quando costa qualcosa in termini di sacrificio,  aiuti a crescere sotto tutti i punti di vista.

Ravello si specchia nella sua potenza economica da circa 32 anni (che sono quelli che io ho vissuto guardandola con un amore insostituibile) grazie ai pochi business che la sorreggono coadiuvati da una bellezza non richiesta, che da sola dovrebbe e saprebbe dimostrare l’esistenza di Dio.

Vorrei ci fossero più specchi dove guardarsi ed essere fieri di essere ravellesi. Specchi come le realtà associative che si stanno formando e portando innovazioni, idee e attività nel paese. Toccherà lavorare per questo, per rafforzare un senso, quello di Comunità, che rischia realmente di scemare .

L’amministrazione della comunità

L’inopinabile non deve esistere.

Abbiamo assistito e assistiamo ogni giorno a tragedie immani su larga scala, ma volendo restare su Ravello e sulla costiera il 2023 ci ha feriti, con situazioni che hanno portato via la vita di ragazzi giovani, giovanissimi, per una fondamentale mancanza di attenzione, traducibile nell’assenza di sicurezza.

La sicurezza era tutto ciò che è mancato nella fattispecie che il mio pensiero vuole analizzare in questo scritto.

La mancanza dei mezzi affligge il nostro Comune, e di conseguenza la nostra comunità, da molto tempo, ma anche qui non andrò ad estendere le osservazioni restando sul fatto.

La mancanza di un’ordinanza che vieta l’esplosione di petardi di un certo tipo,

La mancanza di sorveglianza, che avrebbe disincentivato il lancio del petardo, e l’assenza di telecamere funzionanti sul luogo dove si è svolta la festa, annosa non novità, sono un qualcosa che va risolto in maniera immediata e non procrastinato ulteriormente.

Ne va della credibilità di chi ci mette la faccia.

L’assenza di questi supporti inoltre, rende difficile la dimostrazione di una verità che, ad oggi, ancora non è venuta a galla da sola, come il tema esposto in precedenza vuole sottolineare.

Una verità che agli occhi di una giustizia che pretende l’onere della prova, resta di non semplice dimostrazione.

Gli amministratori di una comunità sono il padre e la madre del buon padre e della buona madre di famiglia.

La buona volontà, l’impegno, la felicità di chi partecipa, vanno a braccetto con l’onere della responsabilità di chi organizza, con la competenza e con un’attenzione a 360 gradi.

Se un occhio mal ridotto e poco funzionante può sembrare un prezzo equo per le negligenze elencate, tocca non sbagliare, mai più.

redazione
http://www.quotidianocostiera.it
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