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Ravello, una nuova teca per San Pantaleone. Busto argenteo sarà sempre visibile

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di LUIGI BUONOCORE

Martedì 26 luglio, vigilia festiva della solennità liturgica di San Pantaleone, verrà inaugurata la collocazione permanente del busto argenteo di San Pantaleone all’interno dello stipo commissionato dal vescovo di Ravello Luigi Capuano (1694 – 1705). Era stato infatti il presule, in data 4 agosto 1694, ad ordinare la realizzazione di due stiponi con quattro chiavi dove riporre le statue e le reliquie, arricchiti nella parte superiore da un’ornamentazione in marmo che raffigura elementi vegetali e lo stemma cittadino.

L’intervento attuale, fortemente voluto dal parroco della basilica ex cattedrale Don Angelo Mansi, nasce dalla necessità di garantire la corretta conservazione e, nello stesso tempo, di favorire la fruizione dell’immagine argentea tanto cara ai ravellesi, a beneficio dei fedeli e pellegrini che si affidano alla celeste protezione del santo medico.


Il busto argenteo di San Pantaleone fu commissionato nel 1759 dal canonico tesoriere della cattedrale Lorenzo Risi ed è opera di Nicola Schisano che appose la sua firma nel cartiglio al centro della base: «Nic Schisano Scult.». Figlio di Carlo Schisano, argentiere e console dell’arte di cui si hanno notizie dal 1759 al 1793, dovette essere un personaggio in vista nell’ambiente artistico napoletano. Dell’artista è noto il solo bollo consolare (prescritto a partire dal 1690 a garanzia dei manufatti artistici), recante le iniziali “N.S.” e la sottostante lettera “C”. La commissione dell’opera è intimamente legata alla reliquia del sangue che, come apprendiamo dalle sacre visite, durante l’esposizione alla venerazione dei fedeli, doveva trovarsi tra due ceri sorretti da due chierici, alla presenza di un sacerdote o di un canonico in cotta e stola. Sempre un sacerdote o, raramente, un magnate, aveva il compito di far osservare il sangue per mezzo di una candela posta in cima ad un’asta.


Nel 1759 don Lorenzo Risi, per far osservare il miracolo della liquefazione, aveva avvicinato incautamente la verga con il cero provocando la frattura dell’ampolla. Allora, temendo che il sangue potesse fuoriuscire, promise di fare eseguire a sue spese una statua argentea a devozione del santo martire. Per grazia di Dio il sangue non fuoriuscì e il sacerdote tenne fede al voto donando alla chiesa ravellese un capolavoro dell’ argenteria napoletana. La figura a mezzo busto, dall’aspetto signorile, reca la palma del martirio, il Vangelo e un’ampollina; la testa e le mani sono realizzate a fusione, mentre il busto è a sbalzo. La sopraveste si dispone con un ampio panneggio, impreziosito da motivi damascati, che si raccoglie sulla base modanata recante nella parte anteriore un cartiglio con l’iscrizione dedicatoria: «E devozione et propriis sumptibus Revm D. Laurentii Can Thesaurarii Risi 1759. Nic. Schisano Scult.». Sul lato posteriore è presente l’emblema della famiglia Risi: «al leone d’oro sostenente una scala, abbassato sotto un crescente».
Qualche anno dopo, nel 1781, mons. Nicola Molinari (1778-1783), vescovo di Ravello, mons. Michele Tafuri, vescovo di Cava de’ Tirreni già vescovo di Ravello, il patrizio ravellese mons. Francesco D’Afflitto, vescovo di Lettere, e alcuni nobili della città, affrontarono l’annosa questione dell’ampolla incrinata, arrivando alla conclusione di sostituire l’antico vaso vitreo con un nuovo reliquiario in cristallo purissimo e argento dorato. La dicitura «Dictum Factumque» chiudeva il verbale della riunione, quasi a sottolineare l’immediata esecutività di quel provvedimento che, però, a causa di circostanze impreviste, non ebbe seguito. Volere forse del Santo – parafrasando Don Giuseppe Imperato senior – che il suo Sangue si conservasse per sempre in quella medesima ampolla, incrinata sì, ma forse anche originaria? Così l’anno successivo, come risulta dal «Ristretto della spesa dell’urna della Sangue di San Pantaleone», i lavori consistettero unicamente nel rifacimento dell’urna e nell’esecuzione di un bacile posto alla base dell’antica ampolla.

Con questo momento solenne la nostra Comunità si appresta ancora una volta a raccogliere il testimone ricevuto e a valorizzare appieno lo straordinario messaggio religioso, storico e artistico ereditato nel solco di una nobile tradizione di Fede, al fine di celebrare San Pantaleone in comunione con l’antica Civitas Ravellensis, nella sua dimensione civile e religiosa, che tributava gioia, onore e lode alla Trinità e al suo Santo Patrono.

redazione
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