21.8 C
Amalfi

Nel segno di Francesco. Santi, regnanti e viandanti fra Amalfi e Ravello (sec. XIII – XIX)

ultima modifica

Share post:

spot_imgspot_imgspot_img

di OLIMPIA GARGANO

In these days, in Amalfi and Ravello there is a series of cultural events dedicated to St. Francis of Assisi, who, according to tradition, came to pray at the relics of St. Andrew in the Amalfi Cathedral. The legend is mentioned in the famous English tourist guide edited by John Murray (1853). The entry of the Amalfi Coast in the Murray Handbooks helped launch the region  into the international travel circuit.

A metà dell’Ottocento, quando il viaggio in Costa d’Amalfi cominciava appena ad entrare fra gli itinerari preferiti dai visitatori stranieri, la prestigiosa guida inglese Murray definì  Amalfi come “luogo di pellegrinaggio”. Il primo fra tutti i pellegrini famosi sulle spoglie dell’apostolo Andrea sarebbe stato Francesco d’Assisi, al quale sono dedicate le manifestazioni culturali che si svolgono in questi giorni fra Amalfi e Ravello.

Il frate poverello che parlava agli uccellini e ammansiva i lupi, umani o animali che fossero, è uno dei santi più vicini al cuore degli italiani. La sua vita, i suoi viaggi e le sue azioni diventarono materia di racconto per ascoltatori di ogni età.

Parliamo di secoli in cui le storie si raccontavano a voce nelle chiese o si mettevano in scena nelle corti  e nelle piazze davanti a un pubblico che assisteva col fiato sospeso a rappresentazioni sacre e profane, teatri popolari dove si mescolavano armi, amori, cortesie e audaci imprese di cavalieri, regine, santi e mendicanti. Che Francesco,  santo patrono d’Italia, si fosse recato a rendere omaggio ad Andrea, primo  discepolo di Gesù, era un racconto talmente suggestivo da diventare storia condivisa, “mito” nel senso originario del termine, vale a dire “narrazione”, “favola”, in cui una collettività riconosce le proprie origini ed esperienze.

Ci credette anche John Murray, che ne parlò appunto nella sua Guida all’Italia Meridionale, pubblicata nel 1853. La leggenda era ormai diventata realtà, e la visita alle reliquie di sant’Andrea avveniva anche nel segno del santo d’Assisi: senza mai passare da Amalfi, Francesco aveva fatto un miracolo a distanza.   

Nipote del fondatore dell’omonima casa editrice che aveva pubblicato autori come Walter Scott, Jane Austen e Lord Byron, negli anni Trenta dell’Ottocento John Murray III lanciò quelli che sarebbero poi diventati i celebri Handbooks, letteralmente “manuali” di viaggio.

Le guide Murray andavano incontro alla nascente industria turistica, dove viaggiatori via via più numerosi e appartenenti a classi sociali di medio censo, fino ad allora escluse dal viaggio di piacere, chiedevano libri di facile consultazione, che descrivessero dettagliatamente itinerari, mezzi di trasporto e relativi costi, e dessero indicazioni su dove soggiornare. Per la loro precisione e semplicità dei contenuti, le guide Murray ebbero un successo immediato, e servirono da modello alle altrettanto famose guide Baedeker, create pochi anni dopo in Germania. 

Negli anni Quaranta arrivarono le prime guide Murray dedicate all’Italia centrale, e pochi anni dopo quella dell’Italia del Sud, di cui parliamo in queste righe.

Sulla copertina del volume in marocchino rosso e lettere in oro, si legge: Hand-book South Italy and Naples. Ma il titolo completo, quello che compare nel frontespizio, è un sommario di storia preunitaria che merita di essere trascritto. Leggiamolo direttamente in traduzione: Manuale per viaggiatori nell’Italia del Sud. Guida alla parte continentale del Regno di Napoli e i suoi sobborghi, Pompei, Ercolano, Vesuvio, isole del Golfo di Napoli, e a quella parte dello Stato Pontificio  che si trova fra i dintorni di Roma e la frontiera napoletana.

Come si vede, la Costiera non è direttamente menzionata fra i luoghi da visitare. La troviamo all’interno, nella sezione intitolata “Escursioni da Napoli”, dove si suggeriscono due modi per arrivare ad Amalfi: in ferrovia fino a Vietri e da lì in carrozza, oppure da Pagani, passando per la “Torre di Chiunzo” e la “pittoresca valle di Tramonti”. 

 La descrizione del nostro territorio occupa 11 pagine, dove oltre ad Amalfi (inclusi i suoi cinque villaggi di Pogerola, Pastena, Lone, Vettica Minore e Tovere) si descrive la sua Costiera (in italiano nel testo), divisa in “Occidentale” (Conca, Furore, Praiano, Vettica Maggiore, Agerola, Positano) e “Orientale” (Atrani, Scala, Ravello, Minori, Maiori, Cetara).

Fra i pellegrini che si inginocchiarono sulle reliquie di sant’Andrea, la guida Murray indica nomi illustri di pontefici e teste coronate, tra i quali i papi Urbano IV e Pio II, i sovrani Giovanna I e Luigi di Taranto, e santa Brigida di Svezia. Un’altra suggestiva tradizione racconta che, proprio al ritorno da un pellegrinaggio ad Assisi sul sepolcro di san Francesco, santa Brigida avesse avuto una visione in cui Nostro Signore le chiedeva di andare a pregare sant’Andrea nella Cattedrale di Amalfi.

Ma lasciamo stare i santi, e torniamo ai fanti. In realtà, fanti non lo erano poi tanto, visto che questi viaggiatori che visitavano la Costiera nei secoli scorsi quasi mai camminavano a piedi. A tutti noi è capitato di vedere foto o dipinti raffiguranti ospiti trasportati su sedie montate su stanghe laterali, le famose portantine sorrette da due uomini lungo le gradinate che conducevano all’Hotel Cappuccini.  

Ebbene, questo trasporto a spalla d’uomo si faceva regolarmente anche fra Amalfi e Ravello. Lo leggiamo fra i consigli pratici indicati in una edizione della guida Murray del 1862, dove si dice che mentre gli uomini salivano a Ravello a dorso d’asino o di mulo, le signore vi venivano condotte in portantina. Costo dell’intero tragitto andata e ritorno: 12 carlini, un prezzo che l’autore trova “molto ragionevole”.

In quegli anni a Ravello c’era lo scozzese Francis Nevile Reid, che aveva acquistato Palazzo Rufolo e lo stava trasformando secondo i propri canoni estetici. John Murray, anch’egli di origini scozzesi, fece certamente visita al suo conterraneo. Descrivendo le bellezze di Ravello, Murray osserva compiaciuto che Reid stava dimostrando “fino a che punto il gusto inglese poteva riuscire a rendere confortevoli e al tempo stesso attraenti degli edifici medievali dell’Italia del Sud”.

Con l’apertura della strada carrozzabile da Amalfi, Ravello cominciò a entrare fra le mete preferite dei viaggiatori stranieri. Ma questa è un’altra storia, e se vorrete continuare a seguirci, ve la racconteremo un’altra volta.

redazione
http://www.quotidianocostiera.it
spot_imgspot_img

articoli correlati

Ravello 1902. Quando E. M. Forster incontrò il dio Pan a Fontana Carosa

di OLIMPIA GARGANO There are cities and towns that become one with the authors who set their works there....

Il Costa d’Amalfi non si ferma più: battuta anche la corazzata San Marzano

Terza vittoria consecutiva del Costa d’Amalfi che in casa batte la corazzata San Marzano, senza dubbio una delle...

Tramonti, lavori rete elettrica: dal 3 ottobre chiusa strada Pietre-Figlino

Da lunedì 3 a venerdì 7 ottobre parte della Sp 141, a Tramonti, sarà interdetta al transito veicolare...

San Francesco e la Costa d’Amalfi: 3 e 4 ottobre annullo filatelico e spettacoli tra Amalfi e Ravello

Annullo Filatelico,  concerto “Le ultime ore di Francesco“, giornata di studi e liturgia sacra: si concludono le celebrazioni...