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San Massimiliano Kolbe, a Ravello in quell’estate del 1919

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di SALVATORE AMATO

Oggi la Chiesa fa memoria di San Massimiliano Kolbe, un grande martire del XX secolo, ucciso dalla violenza nazista nel Lager di Auschwitz il 14 agosto 1941, che ha frequentato Ravello nell’estate del 1919.

Una presenza breve, ma intensa, che lo portò, dal 4 giugno all’8 luglio, nella città del suo confratello e amico, Antonio Mansi, altra luminosa figura del Francescanesimo d’inizio secolo, con il quale condivideva “l’offerta mariana all’amore”, che si tradusse nella fondazione della Milizia dell’Immacolata.

Dopo la morte del giovane frate ravellese, avvenuta a soli 22 anni il 31 ottobre 1918, Massimiliano Kolbe volle scrivere, come poi fece, una sua biografia, per cui, nel 1919, si recò a Ravello.

I giorni ravellesi vennero annotati negli “Appunti di cronaca”, scritti dal frate polacco con particolare minuzia, e consentono, a quasi cento anni dalla sua presenza, di rivivere quell’estate. I testi diaristici sono conosciuti attraverso le edizioni più recenti di Padre Rocco Rizzo – attuale rettore del Collegio dei Penitenzieri della Basilica di San Pietro -, nella rivista “Luce Serafica”, e di Padre Gianfranco Grieco, capo ufficio del Pontificio Consiglio per la Famiglia, che nel 2009, in un agile volume pubblicato per le edizioni Velar di Bergamo, riannodava i fili del rapporto tra il Martire della Carità e Ravello.

San Massimilano, dopo aver lasciato la capitale il 3 giugno, partì alla volta di Ravello sostando nel convento di Barra. Giunto a Vietri sul Mare, raggiunse Minori con l’auto. Arrivato a Ravello, cominciò a raccogliere documentazione sull’infanzia di Fra Antonio.

Si recò nella sua casa paterna e conobbe lo zio Antonio, parroco del Duomo. Nel suo “diario di viaggio” le note di cronaca si accompagnano a descrizioni estasiate del paesaggio costiero, come avvenne in occasione della visita a Sambuco, nel pomeriggio del 14 giugno 1919.

“Magnifiche visuali – scrive – le montagne, che digradano in parte a bosco e in parte a roccia, formano un burrone, nel quale mormora un ruscello di montagna; presso la sua foce c’è Minori”. Questa descrizione è stata impressa a futura memoria sulla lapide marmorea collocata alla fine della’bitato della frazione di Sambuno il 30 ottobre 2019 in occasione del centenario del passaggio di frate Kolbe a Ravello.

Di particolare rilievo è anche la descrizione della processione di Sant’Antonio, avvenuta il giorno precedente, presieduta dall’Arcivescovo di Amalfi, Ercolano Marini, e alla quale partecipò molta gente.

Il Kolbe visitò anche Scala, il 18 e il 24 giugno, ove celebrò anche due messe, una delle quali nella cappella della famiglia Mansi.

Il 26, invece, si recò ad Amalfi per venerare le spoglie dell’Apostolo Andrea e si fermò dall’Arcivescovo Marini per una “limonata”. Agli inizi di luglio, ormai in partenza verso Roma, a Napoli venne raggiunto dalla notizia della morte del padre di fra Antonio Mansi, Bonaventura, avvenuta a causa del vaiolo il 3 luglio, per cui Massimiliano Kolbe tornò a Ravello per l’ultima volta, lasciandola definitivamente l’8 luglio.

redazione
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