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Festa della mamma?

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di Antonio Schiavo

“Una madre che è veramente una madre non è mai libera!”.

Se c’è una cosa in cui noi italiani siamo bravissimi è quella di prendere alla lettera le parole o gli aforismi di scrittori, poeti o filosofi.

Prendete ad esempio questa massima di Honoré de Balzac: chiaramente lo scrittore francese si riferiva al legame indissolubile e ancestrale che lega la mamma alla propria prole, a quel cordone ombelicale fatto di una consuetudine di affetti incancellabili e incomprensibili che durano una vita intera.

Ma, come dicevo, noi siamo maestri nell’interpretare letteralmente questo tipo di affermazioni.

Alzi la mano, infatti, chi ritiene che nel nostro paese dedito alla retorica e al successivo disincanto si sia stati in grado di riconoscere alle mamme una vera libertà che prescindesse dalla loro volontà o dal loro amore per i figli e derivasse da provvedimenti gratificanti per la funzione sociale  e le rendesse veramente libere di scegliere quale quotidianità vivere, quale futuro riservare a se stessa, a quali desideri corrispondere senza ostacoli.

Vuoi avere un bambino? Allora ti licenzio se non ti ho già fatto firmare un contratto che ti infibula per un bel po’ di anni.

Sei incinta? Mesi per una ecografia (o metti mano al portafoglio) e, se ci sono problemi in gravidanza, affidati al buon Dio (salve le dovute, straordinarie eccezioni).

Il bambino ha un handicap? Rimani a casa ad accudirlo perché il sistema sanitario nazionale colabrodo non ha fondi sufficienti per garantirgli un’assistenza adeguata e men che mai a domicilio.

Asili nido: un miraggio come l’acqua nel deserto oppure salasso per iscrivere il bambino a quelli privati le cui liste di attesa comunque brillano per scorrimento veloce.

Insegnanti di sostegno? Se e quando arrivano, altrimenti bambini parcheggiati in aula e affidati alla buona volontà dei professori di ruolo.

Le porte del mondo del lavoro chiuse a doppia mandata, ma questo è un problema che riguarda ogni donna e raggiunge un indifendibile primato nella nostra Regione con un indegno 29% nel tasso di occupazione femminile.

Però come abbiamo inondato le nostre donne di profumi e balocchi per l’altra festa della pura retorica che è l’8 marzo, così faremo oggi con le nostre mamme.

Ma una rosa regalata non spezza le catene con cui le releghiamo magari contro la volontà della maggioranza di loro.

Meno profumi, meno spot melensi, meno regali e più azioni concrete e lungimiranti per ridare dignità a chi, nonostante tutto, ancora crede che mettere al mondo un bambino sia un atto di amore ma anche di responsabilità in termini non solo demografici e pure di continuità morale, culturale e ideale.

Finora in Italia si è fatto poco o niente.

Ah no, una cosa si è fatta, fondamentale: i Dotti della Corte hanno deciso che i bambini fra un po’ potranno portare anche il cognome della madre.

Adesso  sì che siamo tranquilli!

redazione
http://www.quotidianocostiera.it
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