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27 aprile 1854: la visita in Costa d’Amalfi di Ferdinando II e Maria Teresa d’Austria

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di DONATO SARNO

Giovedì 27 aprile 1854 la Costa d’Amalfi fu spettatrice di un importante evento, di cui lo storico maiorese Luigi Staibano (1822 – 1877) ha lasciato una ampia ed efficace descrizione: la visita di Sua Maestà il Re Ferdinando II di Borbone, accompagnato da sua moglie, la Regina Maria Teresa d’Austria, dai Principi Reali e da una parte del suo Stato Maggiore. Quel 27 aprile “bello era il tempo, mite l’aura di primavera, ed il riso della stagione appariva più gentile”, quasi a voler anch’esso contribuire ad accogliere degnamente, tra il dolce tepore ed i profumi della vegetazione che si diffondevano in un’aria purissima senza l’odierno inquinamento, gli illustri ospiti. All’una del pomeriggio “l’augusto corteo”, costituito da diverse ed imponenti carrozze guidate da cocchieri in livrea, partì dal palazzo dell’Intendenza di Salerno (attualmente palazzo della Provincia) alla volta di Vietri sul Mare.

Da Vietri si mosse quindi verso Amalfi, percorrendo la strada rotabile ufficialmente inaugurata l’anno precedente e chiamata Strada Ferdinandea in segno di omaggio e gratitudine verso Ferdinando II. Grandissime erano l’emozione e la gioia degli abitanti dei vari paesi situati lungo il tragitto, i quali stavano per avere il privilegio di poter ammirare da vicino il Re e la famiglia reale: infatti “le popolazioni di Vietri, Cetara, Majori, Minori ed Atrani si vedeano in attitudini sommamente giulive lungo la via che di tratto in tratto pure era ornata di archi trionfali”, appositamente eretti per l’occasione. Schierati in prima linea, in ognuno di detti paesi, c’erano ovviamente il Sindaco con i Decurioni municipali, il clero ed i notabili. Per tutto il viaggio sino ad Amalfi “non vi fu istante” in cui “non si udissero le ridenti rive del golfo risuonar di entusiastiche acclamazioni e del giulivo saluto di Viva il Re”. Di fronte a tante manifestazioni di affetto e devozione, Ferdinando e Maria Teresa sorridevano compiaciuti e salutavano i sudditi, contestualmente ammirando il paesaggio incontaminato “di queste incantevoli sponde”, prive ancora delle brutture edilizie dei nostri tempi, tra la “giocondità degli abitanti”, ciascuno indossante l’abito a festa del suo ceto, “pel passaggio delle loro Augustissime Maestà”.

Una volta giunti ad Amalfi, i Sovrani, scesi dalle carrozze col loro seguito, salirono in Cattedrale, dove ad accoglierli si trovavano le autorità civili e militari, il clero, l’intero Capitolo e l’Arcivescovo Monsignor Domenico Ventura. Essendo uomo profondamente religioso, Re Ferdinando volle per prima cosa ricevere, ponendosi umilmente in ginocchio con gli altri innanzi a Cristo Re dei Re, “la benedizione del Divinissimo” e rendere quindi omaggio all’Apostolo Sant’Andrea. Successivamente visitò “alcune mirabili antichità di quei luoghi”; anche se sul punto lo Staibano tace, è assai verosimile che a fare da guida per l’occasione fu lo storico Matteo Camera, espertissimo delle antiche glorie amalfitane.

Dopo un breve riposo nel palazzo arcivescovile, i Sovrani e il loro seguito salirono nuovamente nelle carrozze per far rientro a Salerno, dove giunsero sul far della notte verso le 19.30 ora solare; essi percorsero perciò la stessa strada in senso contrario e anche questa volta ricevettero identiche manifestazioni di giubilo dalle popolazioni di Atrani, Minori, Maiori, Cetara e Vietri

La visita colpì fortemente l’immaginario collettivo, in un contesto in cui, tranne alcuni, quasi tutti erano di sentimenti borbonici e vedevano nel Re il protettore supremo in terra ed il simbolo sacrale della Nazione, al punto che lo storico Luigi Staibano decise di descrivere l’evento nelle sue Memorie storiche su Maiori. Ed è pertanto grazie a lui che oggi è possibile per noi conoscere e, al tempo stesso, immaginare e rivivere quelle emozioni semplici e sincere che centosessanta anni fa provarono i nostri padri.

redazione
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