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Maiori, controversia Della Pace-medico. Corte d’Appello conferma: non vi furono firme in bianco

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La Corte d’Appello di Salerno ha confermato la sentenza di assoluzione emessa dal Tribunale di Salerno per l’accusa di calunnia mossa nei confronti del commercialista Salvatore Della Pace Salvatore di Maiori perché il fatto non sussiste.

I fatti risalgono al 2014, quando Della Pace richiese un decreto ingiuntivo nei confronti di un suo ex cliente, un medico di Maiori, sulla base di una scrittura di riconoscimento di debito firmata dal professionista in suo favore per pagamenti arretrati.

Il medico denunciava il commercialista asserendo che la firma apposta in fondo al documento, da lui riconosciuta come propria, in realtà sarebbe stata carpita dal Della Pace nel 2008 per il conferimento di mandati per sostenere la propria difesa innanzi alla Commissione Tributaria di primo e secondo grado.

In sostanza, secondo il medico, Della Pace avrebbe richiesto delle firme su diversi fogli in bianco con l’assicurazione che sarebbero stati poi compilati per deleghe e dichiarazioni varie. E poi – secondo la ricostruzione del medico –  uno di questi fogli, a distanza di anni, sarebbe stato utilizzato per la compilazione della scrittura privata di riconoscimento di debito azionata in suo danno. A sostegno, il medico rivendicava una serie di circostanze da cui si doveva confermare la sua ricostruzione dei fatti.

Venuto a conoscenza di tanto, a sua volta Della Pace denunciò il medico per falso in atti giudiziari, diffamazione e calunnia, contestando che la scrittura venne concordata col professionista. A riprova, Della Pace – difeso dall’avvocato Vincenzo Rispoli – depositò una serie di documenti volti a confutare tutte le asserzioni e le circostanze presentate dal suo ex cliente.

Tra l’altro, i documenti depositati evidenziavano che i ricorsi tributari del 2008 non potevano essere stati firmati in bianco; infatti, le firme sui ricorsi tributari erano apposte in punti tanto precisi da provare l’inverosimiglianza di tale ipotesi. Inoltre sono state documentate tutte le circostanze riferite dal commercialista. Tra le altre, egli manteneva la contabilità ordinaria del professionista, non essendosi limitato alla compilazione della dichiarazione dei redditi come invece sosteneva il medico.

Già la sentenza di primo grado del Tribunale rigettava “la tesi proposta dalla parte civile secondo la quale l’imputato avrebbe utilizzato nel 2013 per il riconoscimento del debito un foglio da lui firmato in bianco nel 2008”. Ed infatti, “i dati di prova sono contraddittori mentre la consulenza della dott.ssa Gallotto non esclude la versione dei fatti offerta dall’imputato secondo la quale il Coppola aveva firmato il foglio prima che questo venisse riempito dalla segretaria” … contenente “il testo con lui concordato “ e “trasposto sul foglio dalla segretaria con il computer”.

Infatti, ben otto mesi prima della notifica del decreto ingiuntivo, il commercialista aveva inviato al medico una lettera con cui chiedeva il pagamento “dei compensi sottoscritti”. Anche per il Tribunale “il termine sembra fare chiaro riferimento ad un accordo in ordine all’entità del dovuto, come del resto il tenore generale della missiva”.

Pure i testimoni presentati dalla parte civile – a parere del Tribunale – parevano contraddittori. Essi “offrono due versioni che appaioni divergenti nelle modalità”.

Il Tribunale inoltre ha rilevato che già in altra occasione il medico ebbe a denunciare Della Pace, senza esito. Infatti, la sentenza di primo grado ricordava come “l’inimicizia tra le parti  è rivelata non solo dalla questione civilistica relativa al decreto ingiuntivo ma anche dalla querela sporta dal Coppola per i fatti del 16/06/2015 ed esitata nell’archiviazione … dal GIP l’8.9.2016, su richiesta del PM, perché era emerso nell’attività di indagine che numerosi testimoni avessero dichiarato che il Della Pace il giorno e nell’orario indicati in denuncia dal Coppola era impegnato in accertamento tributario e contabile presso due clienti; tra i testi figurano anche gli operanti della Guardia di Finanza di Cava de’ Tirreni”.

La Corte d’Appello ha accolto la ricostruzione del Tribunale e rigettato l’appello del Pubblico Ministero, confermando la sentenza di assoluzione di primo grado perché il fatto non sussiste. Addirittura i giudici di appello hanno ampliato i motivi di assoluzione criticando lo stesso rinvio a giudizio, allegando a supporto diverse sentenze della Corte di Cassazione. In breve, nel caso in esame, non poteva neppure contestarsi al Della Pace il delitto di calunnia. Infatti quando la controquerela – come nel caso in esame – è limitata ai temi proposti dal primo querelante, essa integra diritto di difesa dell’indagato e non può integrare corpo di reato.

Una conclusione radicale che sembra porre termine ad una delle vicende che ha fatto discutere la Costa d’Amalfi in questi anni.

redazione
http://www.quotidianocostiera.it
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