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La Colatura d’alici di Cetara assente al Salone del Gusto 2022

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di SECONDO SQUIZZATO*

C’è un assente importante al Salone del Gusto – Terra Madre 2022 che si è aperto oggi al Parco Dora di Torino: è la colatura di alici di Cetara. Chi si aggirasse in questi giorni fino al 26 settembre fra gli stand regionali e le bancarelle di vendita del mercato italiano, distribuite nell’ex area industriale adattata ad accogliere migliaia di visitatori, non troverebbe sui banchi la colatura di alici di Cetara, quella ‘originale’, che ha conseguito nell’ottobre 2020 il riconoscimento della Dop. Un dato sorprendente ed inatteso che vale la pena di sottolineare.

Dall’edizione 2004 fino a quella del 2018, con il presidio Slow Food della Colatura tradizionale di alici di Cetara, il prezioso condimento era stato sempre presente fra i padiglioni del Salone o nelle piazze torinesi; una scelta precisa per farsi conoscere al grande pubblico in una delle vetrine più prestigiose dedicate al cibo buono, pulito e giusto. Con un lavoro di promozione puntuale, e con l’impegno delle aziende aderenti, coordinate dall’Associazione Amici delle Alici a cui era stato affidato il presidio, veniva organizzata la partecipazione, con la collocazione nell’area espositiva dei presidi Slow Food, al fianco dei prodotti più particolari del variegato panorama gastronomico nazionale ed internazionale.

Sono ancora vivi fra nostri ricordi l’instancabile impegno profuso nel raccontare la peculiarità del prodotto, le prime ‘spillature’ pubbliche del contenitore in legno (il terzigno), l’incontro con tanti personaggi noti del mondo della gastronomia, della politica, delle istituzioni. Come dimenticare gli incoraggiamenti di Carlin Petrini al produttore di colatura, con l’invito ad andare avanti e a ricercare la qualità nel rispetto della tradizione? E come non ricordare la visita allo stand della Colatura tradizionale di alici di Cetara da parte di Carlo d’Inghilterra, oggi re Carlo III, o dei ministri dell’agricoltura succedutisi nel tempo, o ancora degli chef più in voga, fa i quali Moreno Cedroni, Massimo Bottura, e tanti altri? Dispiace constatare come chi quest’anno, come capitava nelle precedenti edizioni del Salone, dovesse andare a ricercare la ‘vera colatura’ immaginando di ritrovarla in un contesto così importante, fra i presidi o nello stand della regione Campania, ahinoi non riuscirebbe a trovarla. Si dovrà accontentare di acquistare una di quelle produzioni che saranno disponibili sui banchi degli stand della Sicilia, della Calabria o in altri comparti. Un vero peccato. La Dop faticosamente conquistata con la regia dell’Associazione per la Valorizzazione della Colatura di alici di Cetara, che aveva condotto il percorso per ottenere la certificazione, lasciava immaginare ben altro. Estintosi il presidio Slow Food, che non poteva coesistere con la Dop, era lecito attendersi in questa edizione il coinvolgimento delle aziende aderenti per assicurare la partecipazione e presentare al grande pubblico del Salone torinese per la prima volta la produzione certificata dell’unica Dop dei prodotti trasformati di mare. Ma così non è stato. Certo, il coincidente appuntamento elettorale ha contribuito ha reso meno agevole la partecipazione ma, si sa, in presenza di una forte determinazione gli ostacoli si superano. E così mentre, dopo il blocco Covid del 2020, si ritorna alla formula classica della kermesse, con oltre 550 eventi, e si rivedono folle di persone aggirarsi fra centinaia di prodotti agroalimentari, provenienti da ogni parte del mondo, inebriati dai profumi di formaggi, vini e prelibatezze di ogni genere, i consumatori potranno soddisfare la loro voglia di assaggiare il più nobile discendente del garum, che Cetara ha valorizzato, solo acquistando altri prodotti, delle ‘colature’ con etichette in cui manca il nome del nostro borgo, e così, probabilmente, anche la relativa qualità. Gli assenti, purtroppo, hanno sempre torto.                                                          

*presidente Associazione Amici delle Alici

redazione
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